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Ecco una testimonianza di un giovane laureato calabrese, che si è scontrato subito con il ben noto fenomeno dell'emigrazione, è un bellissimo documento che sintetizza le difficoltà di chi lascia le proprie radici per cercare fortuna altrove.

 

Il Sole e la Nebbia, pensieri inattesi in una  notte da dimenticare.

Cronaca di una notte vissuta in balia di fastidiosi pensieri...

Già per quasi tutti gli italiani più o meno tifosi il 22/06/2008, a causa dell’esito della partita Italia Spagna, credo sia stata una notte calcisticamente parlando da dimenticare. In particolare per me, giovane ventiseienne nato e vissuto fino a un mese e mezzo fa nel profondo Sud del nostro “Bel Paese” e trovatosi dopo neanche due mesi dalla Laurea nel ricco Nord Ovest in cerca di fortuna, il 22/06/2008 è stata una notte doppiamente, ma che dico, ancor più che da dimenticare.

 Fatti e antefatti: arrivato a maggio in Alessandria dalla Calabria per lavorare incontro sin da subito in ufficio persone cordiali e gentili; pernotto per due settimane all’Ostello affiancato alla Chiesa più antica di Alessandria ed entusiasto dell’esperienza professionale ancora in atto e del luogo comincio a esplorare posti nuovi e a vivere gli appuntamenti che la città offre. Mi lancio subito nella StrAlessandria, continuando con la festa di Borgo Rovereto, perdendomi di proposito nel centro storico per scoprire sapori e angoli della città sino ad allora a me poco noti, fino al concorso ippico tenutosi lo scorso fine settimana. Bene, sin qui tutto ok! Si: la lontananza, la voglia di vedere i parenti, la ragazza, gli amici, sono tutte sensazioni che ti investono ma poi pensi che “l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro” e te ne fai una ragione. Te ne fai una ragione anche se sei in un bar nella centralissima Piazza della Libertà di Alessandria a vederti Italia Spagna e la tua nazionale perde la qualificazione alla semifinale dell’europeo ai rigori, ma quando torni li, di fronte al grande Rattazzi che ti guarda e ti accorgi che lei la tua amata “citybike” non è più dove l’hai lasciata, la si che è veramente difficile farsene una ragione. Lo so già! A questo punto vi starete chiedendo se vale la pena parlarne, infatti per alcuni di voi ciò può rappresentare niente di cosi eclatante, ma per me, che ho considerato la mia bici acquistata con “pochi ma sudati denari” la compagne di tutte le mie giornate alessandrine nonchè l’unico strumento in grado di darmi autonomia e liberta a basso costo e soprattutto a “zero esternalità negative per l’ambiente”, credetemi è stato un momento di vero sconforto e di “spaesamento”. Si di “spaesamento” è questo il termine giusto per indicare la sensazione che mi è presa alla scoperta dell’inatteso gesto di barbara violenza subito in pieno centro città; infatti, rimanendo per qualche minuto con le chiavi del lucchetto usato per legare la bici agli appositi “elementi metallici” nella mano destra la domanda che mi è sorta spontanea è stata: ma a casa mia, me l’ha avrebbero fregata la bici? E la risposta di seguito è stata: no, visto che lascio da sempre la macchina con le chiavi al quadro anche di notte, e se proprio l’avessero fatto si sarebbe trattato sicuramente di uno scherzo della durata di un giorno fatto da qualche amico in memoria dei vecchi tempi. Passato l’attimo di “spaesamento” mi faccio coraggio e rientro nel mio appartamentino in via dei Guasco, ma il peggio ancora deve arrivare, infatti la luna è ormai alta e io nel letto mi giro e mi rigiro assalito da fastidiosi pensieri che si alternano in una dialettica di assurdi confronti del tipo Il Sole e la Nebbia, il Nord e il Sud, i Padani e i Terroni ecc...

Morale della favola: ciò che è grande, ricco e apparentemente tranquillo non è per forza di cose meno piccolo, povero e  violento di altri posti in cui la bici non me l’avrebbero rubata!

Poi via via sempre più in là in una notte in balia di fastidiosi pensieri da dimenticare...

Martedì 24 Giugno 2008

F. S.         

(Anonimo emigrante)